Autore: UMNW

  • Dump database Mysql/Maria DB in file separati

    Come eseguire un export su file di tutti i database su un server Mysql da riga di comando.

    Avevamo già parlato di come effettuare il backup di tutti i database mysql per mezzo di uno script bash, ma di recente un mio collega mi ha segnalato una soluzione, che secondo me è molto più elegante.

    Si tratta di un singolo comando da eseguire sulla linea di comando con i pipe (questo è il pipe “|”).

    Ecco il comando:

    mysql -N -e 'show databases' | while read dbname; do mysqldump --complete-insert --routines --triggers --single-transaction "$dbname" > "$dbname".sql; [[ $? -eq 0 ]] && gzip "$dbname".sql; done 

    Vediamo i comandi nel dettaglio; per farlo scriviamo sulla cli quanto segue:

    mysql --help

    -N, –skip-column-names
    Don’t write column names in results.

    L’opzione -N non fornisce in output il nome della colonna, nel nostro caso la lista dei database sarà quindi priva di intestazione ed utilizzabile nel while successivo al primo pipe.

    -e, –execute=name Execute command and quit. (Disables –force and history
    file.)

    L’opzione -e, consente di eseguire il comando tra apici, ovvero “‘show databases’”.

    La parte che segue il pipe (“|”) prende come input l’output di quello che lo precede, consentendo di effettuare un ciclo while sul nome di ogni database e di fare un dump con il comando mysqldump.

    Forse si può fare meglio, ma il kata-programming non va abusato e chi si accontenta gode!

    Detto questo se vi mettete a smanettare con quello script, postate tutto nei commenti.

  • Creazione e rinnovo certificato SSL Letsencrypt con Certbot e Docker e caricamento su AWS ACM

    Prerequisiti

    1. Docker installato sul sistema
    2. AWS cli installata e configurata
    3. Utente AWS cli con permessi IAM di gestione di DNS Route53

    Il problema

    In breve:

    Vogliamo creare un certificato SSL autofirmato e caricarlo su AWS ACM.

    In dettaglio:

    Vogliamo utilizzare un certbot dockerizzato che ci consenta di usare letsencrypt, per creare un certificato SSL.

    Il metodo di validazione (la challenge) del dominio che abbiamo scelto è la dns-challenge, che consiste nel creare uno o più record DNS nella zona del dominio.
    La validazione è uno step indispensabile per consentire a letsencrypt e in generale all’ente certificatore, di certificare che si è proprietari di un determinato dominio.

    Su AWS il servizio che si occupa di gestire le zone DNS è Route-53 (per gli amici R53), dove possiamo gestire tutti i record DNS della propria zona.

    Il certbot dockerizzato sfrutta un plugin chiamato dns-route53 (certbot/dns-route53) che si collega direttamente a Route-53 e si occupa della validazione, cosa di cui quindi non dovremo preoccuparci.

    L’unica cosa che è necessaria per poter usare i comandi è un utente IAM (di AWS) con i privilegi di gestione dei DNS su R-53, che ci consenta di automatizzare il processo di verifica.
    Un utente IAM AWS, può disporre di accesso cli (in questo caso è obbligatorio), per il quale occorre ACCESS_KEY_ID e AWS_SECRET_ACCESS_KEY.

    L’esempio che ho effettuato, è stato testato usando un utente IAM admin di R53, con in pratica deve avere tutti i permessi per la gestione delle rotte e delle zone dns. Tuttavia per le tue esigenze reali, potresti aver bisogno di permessi più circoscritti e con un livello di granularità maggiore (ad esempio limitando la cosa solo a determinate zone DNS).

    La Soluzione

    Questo comando, consente la creazione di un certificato SSL con letsencrypt, con verifica automatica del dominio. Se tutto va a buon fine esso produrrà sotto la cartella /etc/letsencrypt i certificati in formato pem.

    Ecco il comando:

    docker run --rm -it --env AWS_ACCESS_KEY_ID=YOUR_AWS_ACCESS_KEY_ID --env AWS_SECRET_ACCESS_KEY=YOUR_AWS_SECRET_ACCESS_KEY -v "/etc/letsencrypt:/etc/letsencrypt" certbot/dns-route53 certonly --dns-route53 -d mydomain.com --agree-tos --email [email protected]

    NOTA: Ripetere il comando si tradurrà in aggiornare i file che compongono il certificato, che in ogni caso scadrà dopo un massimo di 3 mesi.

    Per chiarezza è bene tenere presente che la parte

    -v "/etc/letsencrypt:/etc/letsencrypt"

    rappresenta un volume, concretamente è il mapping tra la cartella letsencrypt nel container e quella fuori (quella di sistema), per consentire la persistenza dei dati prodotti (i certificati) anche fuori dal container.

    Per verificare che tutto sia andato a buon fine potete visitare la cartella

    /etc/letsencrypt/live/mydomain.com

    e controllare che tutti i certificati siano stati creati.

    Normalmente i file sono:

    • cert.pem
    • chain.pem
    • fullchain.pem
    • privkey.pem

    Per verificare la data di scadenza di un certificato puoi usare il openssl, come ho spiegato in questo articolo.

    Caricare il certificato su AWS ACM

    Una volta che è stato correttamente generato, il certificato può essere caricato tramite pannello web di AWS ACM, o via CLI.
    Per caricare il certificato via CLI, è necessario avere installato sul proprio sistema la console di AWS e aver definito le credenziali di accesso, cosa che normalmente si trova nel file ~/.aws/credential.

    Il comando che segue consente di effettuare l’upload del certificato (ovvero dei file che lo compongono) su AWS ACM:

    aws acm import-certificate --certificate fileb:///etc/letsencrypt/live/mydomain.com/cert.pem --private-key fileb:///etc/letsencrypt/live/mydomain.com/privkey.pem --certificate-chain fileb:///etc/letsencrypt/live/mydomain.com/fullchain.pem

    In risposta si otterrà qualcosa di questo tipo:

    {
    "CertificateArn": "arn:aws:acm:eu-central-1:*******:certificate/**********"
    }

    In questo caso la zona del certificato è “eu-central-1” (Francoforte) e, anche se è ovvio, al posto degli asterischi ci sono dei numeri.

    Per l’update del certificato, invece, va utilizzato un comando leggermente diverso, questo:

    aws acm get-certificate --certificate-arn arn:aws:acm:eu-central-1:*********:certificate/****************

    L’ARN è un identificativo univoco di una risorsa su AWS, anche il certificato SSL su ACM ha un ARN che può essere letto da pannello web, oppure direttamente dalla risposta avuta in fase di primo caricamento.

    Spero di essere stato utile con questo articolo liberamente ispirato all’esempio proposto su coderevolve, preso a riferimento.

  • Tilde e backtick su windows

    I sistemisti linux (quindi la quasi totalità della categoria), quando costretti ad usare Windows, non possono di certo fare a meno della linux shell, che in ambiente Windows, viene emulata in maniera tuttosommato soddisfacente, da programmi come cygwin e git bash.

    Tuttavia la shell di linux, non è l’unica cosa che manca ad un pinguinofilo, quando è costretto ad usare il sistema operativo di Microsoft. Uno degli aspetti più avvilenti tante volte è rappresentato dalla tastiera ed in particolare di alcuni tasti che si comportano in maniera differente sui due sistemi operativi.

    Questo breve post offre una panoramica e una soluzione al problema.

    Tilde ~

    Il carattere tilde è molto usato in ambiente linux, dove basta pigiare

    Alt Gr + ì

    per ottenerla.

    Su ambiente windows invece si deve fare ricorso al tastierino numerico per ottenere lo stesso risultato, in particolare bisogna digitare la sequenza

    Alt + 126

    per vedere stampato a video il carattere tilde.

    Backtick `

    Per quanto riguarda il carattere backtick, questo `, su ambiente linux sarà sufficiente digitare ? tendendo premuto il tasto Alt Gr, ovvero:

    Alt Gr + ?

    Su sistema operativo Windows invece, bisognerà ricorrere al tastierino numerico, digitando:

    Alt + 96

    Ma, io non ho il tastierino numerico!

    È abbastanza frustrante dover risolvere questo problema quando non sia ha un tastierino numerico sulla tastiera, perché ad esempio si sta utilizzando un PC portatile.

    Se dunque hai un notebook con Windows e vuoi scrivere tilde o backtick, non ti resta che dare un’occhiata alla pagina “layout.ahk” del Github di Federico Carboni, dove viene mostrato l’uso del software AutoHotKey che risolve in maniera molto elegante il problema del tilde o del backtick su Windows.

    Nella stessa pagina, viene mostrato un altro software Microsoft Keyboard Layout Creator, che assolve allo stesso scopo, ma che ho trovato meno pratico di AutoHotKey, che mi è sembrato più immediato.

    Buona digitazione a tutti.